Sabato pomeriggio alle 17 si è verificato, nel mio Comune, un blackout di Internet. I tecnici sono stati efficienti e domenica sera la situazione è tornata alla normalità, ma quelle poche ore trascorse senza Internet si sono fatte sentire, avendo perché in questo mese di luglio ho quasi esaurito i giga della connessione mobile del mio smartphone.
Un mio amico mi ha detto: "Siamo diventati troppo schiavi della tecnologia".
In realtà bisogna distinguere.
Essere dipendenti da Internet e dagli smartphone significa non sapere mai vivere offline. Questa è la dipendenza "personale": non sapere ritagliarsi degli spazi da vivere in totale solitudine, leggendo un libro, scrivendo un post, guardando un film.
Poi c'è però la dipendenza "imposta".
Perché oggi la televisione senza Internet è una scatola vuota. La tv generalista ha sempre offerto prodotti per lo più scadenti, ma un tempo c'erano solo quelli. Oggi con i vari canali di streaming possiamo scegliere. Ma tutto ha un prezzo, salato.
Così, da ragazzino, potevo seguire l'amichevole del Milan e il gran premio di F1 gratis, su Mediaset e Rai.
Oggi anche un'amichevole giocata con i ragazzini è pagamento. Ma senza connessione, Dazn e Now Tv non vanno.
Per non parlare poi del "salato" abbonamento a Internet.
Ecco perché ho provato insofferenza durante queste 28 ore di blackout. So vivere benissimo senza Internet, come la maggioranza delle persone; ma oggi Internet è diventato indispensabile per accedere a servizi che fino a pochi anni fa erano disponibili liberamente. Senza partite e F1, probabilmente il blackout sarebbe passato quasi inosservato ai miei occhi. Ma trent'anni fa, con un blackout televisivo che mi avesse privato della partita di calcio tanto attesa, avrei ugualmente "sofferto". E infatti, all'epoca, il mostro era la dipendenza dalla televisione...

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