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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Ho fissato più volte nei miei ricordi, nelle pagine di blog, il rapporto di amicizia con Alberto. È una delle cose che mi rende più orgoglioso e Alberto è una delle persone più "preziose" che abbia incrociato nel mio cammino di vita, con quel dono speciale di saperti regalare una risata in ogni momento.
Ultimamente ci siamo trovati con più frequenza a casa mia per una serata "gioco". Il mio pc, io con la tastiera, lui con il gamepad. Stessa squadra. Videogioco: Pes 6, aggiornato alla stagione 2007-2008 (!), ma con alcuni team frutto della mia fantasia, con giocatori del passato, oppure pescati tra quelli fittizi dei miei videogiochi preferiti. In primis, tra queste squadre, quelle che selezioniamo per i nostri tornei, le mie preferite: l'Eak Linate e il Begatto Team.
L'Eak Linate nasce nel 1999, Eak è ovviamente un acronimo (non svelo l'origine ahah), la squadra ha la divisa a strisce bianco-blu come il Porto, la mia maglia preferita da calcio (e la seconda della mia collezione, dopo la azzurra del Milan). Il Begatto Team è la squadra mia e di Alberto: ai tempi dell'università, a Bologna, vivevamo in un appartamento di via Begatto. Il Begatto Team nasce quando le serate videogioco erano un revival di Fifa '97: sceglievamo il Manchester United, ma al posto dei vari Schemeichel, Cantona...durante le partite nominavo altri giocatori. Nacque così il Begatto, maglia rossa, calzoncini bianchi e calzettoni neri, più l'iconica seconda divisa grigia con bordi rossoneri.
Il divertimento era anche creare quei giocatori. Ad esempio il clone di Schmeichel (portiere biondo) era il danese Hurtigtskift, cioè "Cambio rapido". Quickswitch era un Transformers (brutto) il cui giocattolo non è mai arrivato in Italia (era la nemesi di Sixshot, Iperbot, un Transformers molto in voga nella mia infanzia). Al posto di Giggs, sulla fascia sinistra, c'era 'Ahad Eashar Wasabewun, la traduzione in arabo di "undiciesettanta": così chiamavamo il (gentilissimo) rider che ci portava la pizza calda a casa a Bologna (glisso sulla distanza pizzeria-casa), quello era infatti il prezzo delle tre pizze e delle tre bibite. E così via. Divertimento nel divertimento. La serata "videoludica" è un bel modo per stare insieme, non è un tentativo di fermare l'orologio o di vivere forzatamente le sensazioni dell'adolescenza. Non siamo più due 16enni, siamo due adulti che ogni tanto si ritrovano per mettersi alle spalle la routine quotidiana: chiacchierando, ridendo, "scancherando" contro il computer che ci rovina l'ultimo passaggio o ci impedisce di selezionare il giocatore più vicino alla palla. E la cosa che fa più sorridere è questa: Alberto sbaglia tre cose, e una volta su tre lo "rimprovero" affettuosamente. Io sbaglio il doppio e tutte le volte Alberto incolpa se stesso ("te l'ho passata male", mi dice), dimostrando una grande pazienza con un compagno di giochi decisamente meno abile. E poco interessato a diventare più abile. Un altro mio amico (un rapporto nato più recentemente), anch'egli appassionato di Pes, sabato scorso, al culmine di un torneo, mi ha detto: "Dovresti smettere di giocare con la tastiera e imparare a giocare con il gamepad, perché così diventeresti più forte". Ma per me il gioco è solo un mezzo, non il fine ultimo. Giusto, Alby?

Viva i videogiochi! Anche se al calcio non ci gioco più da una vita 😀
RispondiEliminaCerto che vi divertivate più a creare che a giocare, il contrario di me 😂
No no, non glissare sulla distanza della pizzeria! Dovevate solo attraversare la strada?
No io mi divertivo più a creare, Alberto no :D ahah quindi la coppia era perfetta! Dovevamo scendere le scale e fare ben..230 metri stando a google maps, ahahha
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