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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Sui social mi sono imbattuto in un nuovo testo nostalgico-nostalgista, di tipo generazionale.
I figli del mondo di prima.
I genitori del mondo di dopo.
Siamo cresciuti tra due battiti del tempo.
Tra l’analogico e il digitale.
Tra l’attesa e l’immediatezza.
Abbiamo conosciuto le capanne sugli alberi prima delle stories,
le lettere piegate mille volte prima dei messaggi istantanei,
i pomeriggi senza Wi‑Fi ma pieni di voci, risate e presenza reale.
Siamo la generazione delle chiavi al collo,
degli spuntini sulle scale,
delle bici lanciate senza casco, con le ginocchia sbucciate come trofei.
Si rientrava quando si accendevano i lampioni.
Non quando la batteria si scaricava.
Abbiamo ascoltato la radio che gracchiava,
riavvolto le cassette con una biro,
guardato la televisione senza telecomando
e imprecato contro i videoregistratori che inghiottivano le bobine.
Abbiamo visto nascere Internet.
Il suono del modem che cantava la connessione.
I primi computer.
SMS contati, pesati, a costo singolo.
Abbiamo ballato con Goldman, Indochine, Téléphone, Balavoine,
registrato le canzoni preferite con il dito sospeso su “REC”.
Ogni cassetta, ogni CD graffiato, portava dentro una parte di noi.
Abbiamo conosciuto le lire prima dell’euro,
le cabine telefoniche prima degli smartphone,
le lettere d’amore prima dei “letto alle 14:23”.
Si scriveva “mi manchi”.
Non si spariva senza una parola.
Siamo cresciuti con l’odore del pane appena sfornato,
il rumore di un pallone contro il muro,
il gusto dello sciroppo troppo diluito nei bicchieri di vetro.
I nostri genitori non parlavano di “carico mentale”.
Portavano il mondo sulle spalle senza chiamarlo per nome.
E ci hanno insegnato ad aspettare, a riparare, a rispettare.
A cadere e a rialzarci.
A chiedere scusa senza emoji.
Siamo una generazione di mezzo.
Quella delle mappe stradali prima del GPS,
delle foto imperfette scoperte giorni dopo,
dei pasti senza schermi, in cui ci guardavamo davvero.
E anche se tutto è cambiato,
conserviamo il gusto del vero, del semplice, del vissuto.
Perché prima non era necessariamente migliore.
Era solo più umano.
A noi.
A questa generazione che sta eretta tra passato e futuro.
A chi sa da dove viene…
e avanza ancora, con il cuore pieno di ricordi e di forza
Si parla di "figli del mondo di prima" che sono oggi "i genitori del mondo di dopo". Non sono genitore, ma questo testo si rivolge chiaramente a quelli della mia generazione. Il passaggio dall'analogico al digitale è stato suggestivo e merita una riflessione ponderata. Si è cancellata l'attesa: quella del passaggio in tv del nostro programma o film preferito, o quella della canzone in radio, che eravamo pronti a registrare "piratamente". Ma sono davvero peggiorate le cose? Certo che no. Possiamo infatti vedere il nostro film preferito quante volte vogliamo e quando vogliamo. Se all'epoca ce l'avessero detto, avremmo rinunciato volentieri al sapore dell'attesa. Oggi magari ci affezioniamo meno alle cose perché selezioniamo e questa selezione, avendo tanta abbondanza, la facciamo più rigorosa. Non è un problema di quantità. Da bambino ho avuto tantissimi giocattoli e li ricordo tutti con affetto. Ecco, rispetto al passato magari oggi si tende ad "abbuffarsi" rapidamente e questo sì, rende tutto dimenticabile e trascurabile. Ma non è colpa delle nuove tecnologie. È colpa dell'uso. Siamo smartphone dipendenti, ma all'epoca sarebbe stato comodissimo. Come lo era negli anni 2000, prima che diventassero dei computer. Ma, appunto, è un problema di dipendenza.
Banale, ma è una risposta a banalità. Perché questi post "nostalgici-generazionali" di Facebook sono un po' fini a se stessi, validi per scatenare sentimenti "emozionali" e tirare su click e like. Giustamente l'autore del post dice che "prima non era necessariamente migliore", prendendo le distanze dal principio cardine del nostalgismo. Però tutto sommato quell' "era solo più umano" altro non è che ribadire "era meglio prima". Siamo ancora umani, basta ricordarselo, anche se sulla scrivania abbiamo l'ultimo smartphone e davanti a noi, sullo schermo televisivo, il menù di selezione di Prime o Netflix.

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