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| Foto elaborata con ChatGpt |
Essere amici di se stessi significa in primo luogo accettarsi. È un paradosso, perché fin da bambini ci "plasmiamo" attraverso le nostre passioni. Qualche passione può essere "indotta" dagli altri bambini, ma per rimanere tale, dobbiamo farla nostra, altrimenti la abbandoneremo. In sostanza affermiamo il proprio "io", cercando poi il legame con altre persone che condividano le nostre stesse passioni. E siamo sostanzialmente orgogliosi, di quello che siamo. Amici di noi stessi.
Quando si entra nella fase dell'adolescenza, invece, si fa un passo indietro, in quella fase in cui si soffre spesso, sentendosi fuori posto e non all'altezza degli altri. È una fase assolutamente fisiologica. Spesso però questa fase si prolunga oltre misura. Non è facile infatti "trovare il proprio posto nel mondo", soprattutto in una società, come la nostra, fortemente ancorata alle convenzioni sociali. Così si arriva ai tempi dell'università, al periodo delle domande "Quando ti laurei?", "Hai la ragazza?". Si accentua una folle e assurda competizione tra giovani chiamati a trovarlo, quel posto nel mondo. Una competizione assurda perché ognuno ha bisogno dei suoi tempi. Gli strascichi di questa lunga fase "adolescenziale" si fanno poi sentire. Nel rapporto con gli altri c'è sempre il terrore di essere giudicati e soprattutto di essere considerati sbagliati.
Da decenni mi portavo, ad esempio, "un marchio di vergogna": la lettura di Topolino, che veniva considerata, già ai tempi delle superiori, una lettura da sfigato. Qualche anno prima della famigerata pandemia da Covid, ho iniziato a capire che quella fosse una paura da sciocchi e che fosse ancor più sciocco chi ritenesse stupido leggere quel fumetto. Piano piano mi sono riappropriato dei "pezzi di me", soprattutto attraverso la scrittura. Così, sono finalmente tornato amico di me stesso, come ai tempi dell'infanzia. Un'amicizia molto più matura, essendo in età adulta. È il bambino che abbraccia idealmente l'uomo, che ha finalmente ritrovato quella libertà persa tra mille convenzioni sociali


Purtroppo succede, ma non credere che questa amicizia sia sempre salda, perché sottilmente per mille motivi la disaffezione verso noi stessi ci accompagna per tutte le fasi della vita.
RispondiEliminaBasta pensare al lavoro e alle condizioni migliori che non ci sono (rispetto agli altri...) e cose simili.
Senza badare che gli altri spesso stanno pure messi peggio (magari li si vede sposati, ma solo di facciata il loro matrimonio è felice).
Io per fortuna sono sempre stato amico di me stesso, devo dire, senza pormi troppi problemi anche quando mi arrivavano quelle domandine... ma di certo non ho MAI messo prima di me stesso i sentori e le pressioni sociali.
Moz-
Ti invidio per questo :). Mi verrebbe da dire che oggi anche io sia così, ma in realtà lo sono solo in parte. Sento ancora "la pressione sociale"
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