Kalu Bosz

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Luca, per tutti, è Kalu. Un soprannome dal sapore calcistico, coniato ai tempi delle scuole superiori dal nostro amico comune Giacomo O. Talvolta si aggiunge la parola "boss" oppure "bosz", alla olandese. Io e Kalu frequentammo il liceo scientifico Einstein di Rimini. Lo conobbi nell’estate del 1998, quando, promosso dalla prima alla seconda, ebbi il privilegio di fargli da “Cicerone” nel suo nuovo percorso di studi. Entrambi grandi tifosi del Milan e appassionati di videogiochi calcistici, legammo subito. Eravamo un bel gruppo, a bordo della mitica “Padana”, che ci portava avanti e indietro nei nostri viaggi Novafeltria–Rimini, diventati presto parte integrante di quegli anni. 

Kalu, fin da giovanissimo, spiccava per essere un ragazzo intelligente e serio, ma nel contempo aveva quel lato di spontanea simpatia che sapeva tirarti fuori un sorriso e una risata in maniera inaspettata. Come quando, durante una passeggiata sulla via Flaminia a Rimini, per raggiungere la fermata dell'autobus, improvvisò una canzoncina: "Galeazzi...90esimo minuto", con tanto di balletto, richiamandosi al noto programma calcistico Rai e al suo conduttore. Kalu era così. Inventava tormentoni e battute dal nulla. Gli volevano tutti bene, perché era impossibile voler male a un ragazzo così. Buonissimo, come i suoi genitori Renato e Marisa. Kalu spiccava per rendimento scolastico e nel contempo coltivava la sua passione per il calcio giocando nelle squadre locali. Diversamente da me, instancabile videogiocatore con Pc Calcio, preferiva fare l'allenatore nel mitico Championship Manager. Sigporsson, il mitico Maxim Tsigalko, To Madeira. La mia squadra fittizia era l'Eak Linate, la sua il Cosavuoidame. Trascorremmo tante mattine e tanti pomeriggi insieme nella nostra adolescenza. Un appuntamento fisso era al bar per le partite del nostro Milan: nel 1998-1999 assistemmo alla cavalcata vincente di Zaccheroni al bar Nicolini e il 23 maggio festeggiammo lo storico scudetto, partecipando al carosello delle auto per le vie di Novafeltria e dintorni. Suo padre Renato alla guida, io a sventolare la mia bandiera rossonera rimasta a 12 scudetti. Renato quel pomeriggio si portò un corno africano gigantesco, tenuto sotto il giubbino, per scacciare negatività e gufate interiste e juventine. 

Terminati gli studi alle superiori, arrivarono i tempi dell'università. Kalu intraprese gli studi di medicina, diventando un medico di medicina generale. Una professione che si calza a pennello per una persona intelligente, intuitiva, scrupolosa, ma nel contempo molto empatica. Ci incrociavamo raramente sul treno per casa, più spesso ci radunavamo con altri amici per assistere alle partite del Milan. Davanti a schermi diversi per la Champions 2002-2003 e per lo scudetto 2003-04, uniti per la grande rivincita di Atene nel 2006-2007. 

Con il passare degli anni, il Milan però non è stato più lo stesso. Neppure noi siamo rimasti gli stessi, crescendo, ma quell'amicizia non si è mai spezzata, rafforzandosi nel tempo. Condividendo momenti di divertimento, come gli appassionati campionati di fantacalcio, oppure sorreggendosi nei momenti di difficoltà (soprattutto lui verso di me, come nel periodo della pandemia da Covid). Il 22 giugno del 2024 ho fatto da testimone al suo matrimonio: un ruolo che, nell'attesa della celebrazione, ho vissuto con grande preoccupazione, perché non mi ritenevo all'altezza del compito, ma i pensieri inutilmente arzigogolati hanno poi lasciato spazio all'orgoglio e alla gioia, in un pomeriggio e in una serata di festa davvero speciale, non solo per un'organizzazione curata in ogni dettaglio e per una cena davvero da leccarsi i baffi. Un evento davvero speciale come Kalu, uno dei miei più cari amici. 

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