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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Oggi tornerò a parlare del tema maschere, sempre ispirato dai post della pagina Facebook "Il poeta".
Viviamo in un mondo dove l’apparenza è spesso più curata della verità. Ci costruiamo maschere perfette, sorrisi di circostanza, vite filtrate da ciò che vogliamo mostrare. E per un po' può funzionare. Possiamo ingannare gli occhi, distrarre le menti, adattarci ai contorni delle aspettative altrui. Ma la verità ha un modo tutto suo di emergere. Lo fa nei silenzi, nei dettagli che sfuggono al controllo, nelle scelte che rivelano il cuore.
La nostra essenza, ciò che siamo davvero, trova sempre una crepa da cui filtrare. Perché l’anima non si può camuffare per sempre. Non importa quanto perfetto sia il ruolo che recitiamo: prima o poi la vita ci mette alla prova, e lì non esistono filtri, solo autenticità.
Essere sé stessi richiede coraggio, ma è l’unico modo per vivere relazioni vere, lasciare un’impronta autentica, sentirsi in pace. Chi sceglie di mostrarsi per ciò che è, anche con le sue fragilità, sarà sempre più forte di chi vive nascosto dietro una maschera.
Che sia un mondo dominato dall'apparenza, lo sappiamo benissimo. Sul discorso delle maschere, talvolta esse sono necessarie. Lo facciamo da quando siamo bambini, quando "sopportiamo" un parente invadente. È normale non poter dire tutto quello che pensiamo. Per questo non mi piace parlare di maschere, ma semplicemente di compromessi. Sono d'accordo sull'essenza. Quella che è la nostra essenza, emergerà comunque. Essere se stessi significa accettare se stessi e gli altri, per questo si possono vivere relazioni vere, basate sull'affettività e non sui numeri. Vivere nascosto dietro una maschera non è diverso da quanto ho fatto io: vivere mettendo muri, perché si è spaventati dall'affettività, a tal punto, talvolta, di dubitare di quei rapporti che la esprimono al massimo. Impegnati a "schematizzare" e usare numeri per descrivere qualcosa che non può essere descritto in maniera razionale. È la maschera della razionalità, che è tanto comoda da portare, ma che purtroppo nasconde la nostra vista, non quella degli altri verso le nostre fragilità.

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