Perché Sanremo è Sanremo


Le cose finiscono, cambiano, si evolvono.

Oggi il festival di Sanremo non è più nei miei interessi, in primis perché non riesco più ad appassionarmi alla musica "moderna". In auto ascolto un'emittente, Radio Gamma, che trasmette molte canzoni vintage. A casa, mp3, anche se le canzoni non sono circoscritte ai mitici anni '80 e '90. E ci sono anche tante canzoni di Sanremo.

Fino a qualche anno fa guardavo il festival (ovviamente senza fare notte...), ma ho iniziato a perdere interesse quando mia sorella, nel 2006, si è sposata e ha lasciato casa.  La "golden age" di Sanremo era già finita da un pezzo, perché faceva parte di quella cultura televisiva in cui sono cresciuto da bambino e che era oramai tramontata. Era infatti uno dei programmi che riuniva tutta la mia famiglia davanti al televisore, anche se mio padre gettava la spugna molto presto. Ricordo con grande divertimento le apparizioni di Francesco Salvi, l'emozione per la bella "Il signor Tenente" di Faletti, il boom di Elio e le Storie Tese con "La terra dei cachi", "Mistero" di Enrico Ruggeri. E poi l'esordio delle mie adorate Paola e Chiara. Forse la "passione" giovanile per Sanremo era nata per colpa, o merito, del Topolino di fine anni '80, della storia sul festival di Sanromolo, quando ancora le storie con i vip parodizzati sapevano divertire ed essere brillanti. Però Sanremo, assieme alla Corrida, agli show del Bagaglino, a Scommettiamo Che e al Karaoke di Fiorello sono state icone della mia infanzia televisiva. Oggi, nell'epoca dello streaming, non ha più senso per me dedicarvi 5 sere consecutive. Basta un click su Youtube. Perché le cose finiscono, cambiano, si evolvono. Ma rimangono piacevoli ricordi. 

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