Quando da bambino ero in fissa con gli autobus

Rielaborazione di Chatgpt di una foto consultabile sul web


Da bambino avevo un'insana passione per gli autobus. Poco prima di iniziare a esaltarmi per ventidue tizi che corrono in mutande dietro a una palla, quindi da bambino piccolo piccolo, avevo la fissa per i camion. Li sentivo rombare e mi precipitavo alla finestra di casa per vederli passare. A distanza di una ventina di anni, ho visto fare lo stesso da mio nipote. Non credo sia questione di dna, ma semplicemente passione comune a tanti bambini.

Il mio entusiasmo per gli autobus invece era sicuramente più singolare. A Novafeltria autobus non ce n'erano, ma solo le "corriere", che avrei conosciuto bene negli anni da studente al liceo. La "Corriera", che collegava il mio paese a Rimini, non ha mai avuto lo stesso fascino: nessuna netta separazione del posto di guida dell'autista dai posti passeggeri e i sedili di quest'ultimi molto grandi e posti su file perfettamente simmetriche. Quindi la colpa della mia singolare predilezione per gli autobus "arancioni" era da attribuire a mio nonno di Pesaro, Nicandro. Durante i soggiorni estivi in famiglia, infatti, per girare in città salivo con lui su questi mitici mezzi. Per me era sempre un viaggio entusiasmante, anche perché c'era sempre l'effetto sorpresa. Quale tipo di autobus avrei trovato? La differenza stava nel posto di guida, che era ben delimitato da una sorta di "gabbia", ma per accedervi o c'era uno sportelletto, oppure il mitico "pistolone". Trattasi di una sbarra cilindrica che veniva abbassata o alzata per consentire il passaggio dell'autista. Modello diverso, "ingresso diverso". 

La magia più grande era ovviamente rappresentata dall'apertura delle porte. Ci pensate? Per aprire gli sportelli dell'auto c'è una banale maniglia. L'autobus invece aveva un pulsante! Anzi tre, di colore rosso per essere ben distinti. In alcuni autobus erano inglobati nel cruscotto, nella maggior parte dei casi erano invece posti su una pulsantiera sopraelevata. Ho ancora nelle orecchie il rumore del dito dell'autista che pigiava il pulsante e soprattutto il "ciiis" della porta. Se avessi avuto a disposizione il genio della lampada, gli avrei chiesto sicuramente di farmi pigiare quella pulsantiera almeno una volta! 

La magia però non finiva, perché una volta arrivato a casa, il retro delle confezioni delle merendine o una scatola di scarpe veniva trasformato nel mio cruscotto. Penne, colori ed ecco che anche la magica pulsantiera prendeva vita. Il lettone diventava il mio autobus. Eravamo bambini pieni di giochi, ma anche di inventiva. 

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