Quaderni e moviole



Ieri mattina sono passato a casa della mia compagna per una breve visita a sorpresa, approfittando di una circostanza favorevole (lei ha preso la mattina libera per portare il figlio a una visita pediatrica a mezzogiorno). A un certo punto, sul divano, ci siamo messi a sfogliare i quaderni di scienze e di storia dei due figli. 

Per chi legge, sarà una sciocchezza. Ma ho provato delle sensazioni bellissime.

Perché l'amore è condividere una quotidianità, è interessarsi dell'altro, e questo deve essere un processo spontaneo, non artefatto. E quel "poco", tre quaderni scolastici, sono stati al centro di un momento condiviso bellissimo. 

Non solo, però.

Perché vedere quei quaderni mi ha "proiettato" alla mia infanzia. Per un attimo, sarei voluto tornare indietro. E colorare le figure. Ma farlo con la perizia di un adulto. 

Poi ho pensato a quando avevo 9 anni e a quando riempii due quadernoni, uno con la copertina rossa e l'altra blu, disegnando alla moviola, come quelle del Guerin Sportivo, i gol del campionato 1992-1993. Oppure quando disegnavo moviole, ma di partite fittizie, da me inventate. L'ho fatto anche nell'estate del 2000 o del 2001. Poi i libri di scuola, alle superiori, erano pieni di disegni calcistici. Mi piaceva tanto disegnare, anche se ero senza talento. 

Ho chiesto a Marina un foglio e una penna. Ho disegnato un gol alla moviola, il calciatore a segno era uno dei due figli di lei, ho piegato il foglio e l'ho lasciato dentro il suo quaderno di storia.

Così.

Come se avessi messo una mia "moviola" in un mio vecchio quaderno di scuola.

Una piccola stretta al cuore, un'emozione. 

Quelle piccole, grandi cose, che danno un valore alle giornate. 

Commenti