Anche oggi parleremo di amore, partendo da un post pubblicato sulla pagina social "Il poeta".
Ci hanno insegnato che amare significa stringere, trattenere, desiderare fino a consumarsi. Ma c’è una dimensione più profonda, più matura e luminosa dell’amore: quella che lascia spazio, che riconosce l’altro come universo indipendente, che non invade ma accoglie.
Amare davvero non è possedere, non è pretendere, non è modellare qualcuno secondo le proprie paure o aspettative. È saper ascoltare senza giudicare. È restare anche quando sarebbe più facile imporre. È scegliere la delicatezza invece della forza. Quando rispetti qualcuno, gli stai dicendo: “Ti vedo. Ti riconosco. Ti onoro per ciò che sei.” E in quel riconoscimento c’è la forma più pura del sentimento.
Il rispetto è fatto di silenzi che comprendono, di confini che non vengono oltrepassati, di parole pesate con cura. È la capacità di non umiliare nelle discussioni, di non colpire nei punti deboli, di non usare l’amore come arma. È proteggere la dignità dell’altro anche quando si è feriti.
Un amore senza rispetto diventa controllo. Un amore con rispetto diventa libertà condivisa. E quando due persone si scelgono ogni giorno con questa consapevolezza, non si annullano: si elevano.
Forse la vera prova di un sentimento non è quanto forte batte il cuore, ma quanto profondamente si riesce a custodire l’anima di chi abbiamo accanto.
La parte sul "vedere" e "riconoscere" in realtà è la normalità in ogni rapporto affettivo saldo. Ma d'altra parte l'amore non è solo quello di coppia, l'amore è un sentimento oserei dire universale. "Vedere" e "riconoscere" l'altro significa stabilire una perfetta connessione emotiva, comprendendo anche i momenti di silenzio e soprattutto i "no". Così diventa naturale il rispetto verso l'altro. È inevitabile che il rapporto di coppia comporti dei compromessi. Ma sono d'accordo: l'individuo non si annulla nella sua identità e diventa parte di una coppia. Non è una banalità. Allo stesso modo il rapporto di coppia può prevedere momenti di tensione e di conflittualità. In questo caso diventa fondamentale il "vedere" e "riconoscere" l'altro, senza "cancellarlo" e senza cancellare quanto si è costruito e cementato durante la relazione.
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