Il cartellino appeso

Immagine generata con Gemini

Oggi un po' (tanta) di retorica con il post della pagina Facebook "Il poeta". 

Viviamo in un tempo in cui tutto sembra avere un cartellino appeso, un numero che stabilisce quanto vale, quanto costa, quanto rende. Ogni cosa è misurata, pesata, scambiata. Ma nel frastuono dei prezzi, rischiamo di perdere il senso autentico del valore.

Ci abituiamo a dare importanza a ciò che brilla, a ciò che si può comprare, accumulare, mostrare. E intanto trascuriamo ciò che non si può mettere in vendita: un abbraccio sincero, una parola detta al momento giusto, la presenza silenziosa di chi resta anche quando sarebbe più facile andare via. Le cose più preziose non fanno rumore, non si impongono, non chiedono attenzione. Esistono e basta. Ma richiedono occhi capaci di riconoscerle e cuori pronti ad accoglierle.

Il denaro può acquistare comodità, può aprire porte, può offrire opportunità. Ma non può comprare la pace interiore, la lealtà, l’amore vero. Non può restituire il tempo perduto né guarire un’anima ferita. Eppure continuiamo a correre, convinti che il possesso sia sinonimo di ricchezza.

Forse la vera povertà non è non avere abbastanza, ma non saper apprezzare ciò che conta davvero. Forse la vera ricchezza è saper dare valore a ciò che non ha prezzo. Perché alla fine, ciò che resta non è ciò che abbiamo accumulato, ma ciò che abbiamo custodito con rispetto e gratitudine dentro di noi.


Un pensiero formalmente ben scritto, ma sostanzialmente un po' banale: sappiamo tutti che l'amore, le emozioni, i ricordi abbiano un valore superiore a ogni bene materiale. Viviamo in una società capitalistica e consumistica e sfido chiunque a uscire da queste logiche: a tutti piace fare shopping, noi tutti abbiamo accettato la regola di trasformare beni di lusso in beni indispensabili. Forse più che dare eco a queste parole, dovremmo semplicemente interiorizzarle. Accontentarsi di ciò che abbiamo. Il dare valore a ciò che non ha prezzo è una banalità che sappiamo tutti. Siamo in grado di farlo? 

Piuttosto, la parte iniziale del post mi fa sorgere un'ulteriore riflessione. Oggi, infatti, siamo in un'epoca in cui si paga tutto, partendo dalla sanità (che dovrebbe essere pubblica) a ogni minimo servizio. Ci sono canali di streaming dove l'offerta è stata ridotta all'osso e spalmata su mille altri canali collegati tutti a pagamento, oppure dove la maggior parte dei film sono messi a pagamento. La società consumistica e capitalistica peggiora sempre di più, il tutto mentre i generi di prima necessità diventano sempre più costosi. Anche questa è retorica, mescolata con qualunquismo. Eppure...

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