Il pupazzetto del gorilla con il pisello retrattile

Foto elaborata con Gemini


È uno dei ricordi più bizzarri della mia infanzia.

Gita scolastica alle elementari, non ho neanche la certezza della città, ma credo Ferrara. Stavamo consumando un pranzo al sacco in un parco (oggi sarebbe vietato e prenderesti una sanzione salatissima) quando la nostra scolaresca fu avvicinata da un simpatico "Vu Cumprà". 

Ebbene sì, in quegli anni veniva chiamato così il venditore di merce, ambulante ma senza il banco, generalmente proveniente dei paesi dell'Africa. Che poi, "Cumprà" è napoletano, quindi in pratica il termine aveva una duplice connotazione razzista. 

Ma sto divagando.

Il simpatico venditore si avvicinò con tutta la sua mercanzia e a un certo punto tirò fuori qualcosa di irresistibile. Si trattava di un piccolo pupazzo plasticoso a forma di gorilla, credo avesse anche un cappellino in testa. Ma cosa rendeva questo piccolo e brutto pupazzo plasticoso un pezzo così appetibile all'acquisto? Semplice. Schiacciando con le dita sui fianchi, veniva fuori un grosso pene rosa. In pratica era il gorilla dal pene retrattile.

Un mio compagno di classe acquistò il giocattolo indecente. Fu presto scoperto dalla mia cara maestra Marta che si scandalizzò, giustamente. Non ricordo che fine abbia fatto il gorilla piselluto. Ho un vago ricordo addirittura di una confezione blister, poi il vuoto. Ho cercato su Internet tracce di ciò, ma zero. Era uno dei tanti ninnoli importati all'epoca dalla Cina? Forse era un omaggio al gorilla cantato da De André? Chissà. 


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