Ai tempi in cui frequentavo la scuola elementare, il 1° aprile era il giorno in cui bisognava prestare attenzione alla propria schiena. Sì, perché era moda appiccicarci un pesce di carta. Una versione soft degli scherzi che sarebbe tradizione fare in questa giornata dell'anno: in pratica lo sberleffo consisteva nel far passare l'altro come un "tontolone" solo perché non si accorgeva di avere sulla schiena un pesce di carta. Ma poi tutti si accorgevano, perché da bambini non è che ci siano tutti questi contatti fisici e un abbraccio il 1° febbraio era sospetto, altroché.
Poi nella grigia esistenza borghese un pesciolino sulla schiena fa anche simpatia ed è un gesto di rottura. Oggi vedrei più positiva l'esperienza del pesce.
Da giornalista, per qualche anno, ho dovuto sorbire, sulla testata web per la quale lavoro, la finta notizia. Sempre ben scritta e qualche volta, ammetto, ben riuscita. Ma a me non piaceva proprio l'idea. Un quotidiano locale la stampava anche proprio sulla sua versione cartacea. Altri tempi. Oggi c'è ancora chi fa il pesce del 1° aprile?

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