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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Oggi leggevo un post interessante sulla bacheca di un'amica scrittrice, esperta di comunicazione, una persona dalla spiccata cultura e intelligenza. Nel post confidava un blocco psicologico che le preclude l'utilizzo del proprio canale Youtube a fini divulgativi: un blocco dovuto al timore di dover affrontare le orde di famigerati "haters". Situazioni che possono generare facilmente ansia e preoccupazione. Intanto però quelle argute considerazioni mi sono state d'ispirazione.
In particolare, il punto centrale è accettare l'idea del pensiero altrui, anche se abietto e totalmente agli antipodi con i nostri valori e le nostre idee. Certo, è totalmente inutile che una persona dal pensiero opposto al nostro entri nei nostri spazi per affermare il contrario, a meno che lo faccia in modo educato (come si conviene quando si entra in casa altrui) e argomentando. Se non c'è alcuna prospettiva di sano e costruttivo confronto, il dialogo muore ancora prima di iniziare. Se un utente del web entra sul mio blog "Abcb Il Caffè di Riky" e scrive "De André schifo", con questa persona non potrò mai avviare un dialogo. Se scrive "De André è sopravvalutato perché..." e argomenta, allora in quel caso è possibile un confronto. Ma se una persona sente il bisogno di dover dire "De André schifo" su una pagina che lo elogia, non è un nostro problema: è quella persona che vive gravato dalla conflittualità e si tormenterà facilmente per ogni cosa. Quando i nostri occhi sono ben spalancati, "vediamo" quella conflittualità. Ma non solo: "vediamo" bene anche noi stessi. Perché una persona entra su una pagina che elogia De André per dire "schifo"? Semplice, perché vede un'idea totalmente difforme dal suo pensiero. Questo capita anche a noi. In passato mi è capitato di leggere un articolo in cui in sostanza si definiva De André "un sopravvalutato". Scandalo, vergogna e punizione. Non ho scritto all'autore "sei un pezzo di merda", ma l'ho pensato. La conflittualità non si è manifestata nel conflitto, l'ho repressa, però l'ho vissuta. Perché quel "De André è un sopravvalutato" lo proiettiamo sul nostro "io", considerandolo un attacco personale. Ma l'autore di quell'articolo non sa minimamente chi io sia. È questo un altro punto chiave: dobbiamo non soffocare o cancellare il pensiero altrui (ecco perché dobbiamo accettarlo), ma saperlo circoscrivere, affinché non scateni quella conflittualità. Abbiamo imparato a non provocare il conflitto, ora dobbiamo imparare a farci scivolare via pensieri non in linea con il nostro, anche se li riteniamo profondamente sbagliati.
È invece ben più difficile farsi scivolare via l'insulto, un attacco personale, la denigrazione. Non è di consolazione il poter "bloccare" sui social e la denuncia richiede sempre tempo e risorse economiche. Il ragionamento però è sempre valido: una persona che denigra e insulta, vive una conflittualità che lo soffoca nella vita di tutti i giorni. E siccome ci poniamo l'obiettivo di ridurre al massimo la nostra conflittualità (eliminarla è impossibile), vedere un comportamento in direzione opposta ci deve far tirare uno sospiro di sollievo: non siamo così!
Per contenere l'ondata degli haters, possiamo comunque assumere qualche accorgimento.
Quando manifestiamo idee o concetti sui social, essere sempre costruttivi e mai distruttivi. Criticare, certo, anche in maniera pungente, quando parliamo di un libro, di un film, di una canzone. Ma cercare sempre di tenere gli occhi aperti e "vedere", analizzando attentamente l'idea opposta alla nostra ancor prima che ci sia qualcuno a portare avanti quell'idea opposta. Nella piena consapevolezza che il social tende a incoraggiare la "polarizzazione" e quindi lo scontro, perché portatore di interazioni e commenti. D'altra parte, non dobbiamo vincere un hater, dobbiamo evitare che l'hater porti fuori la nostra conflittualità. Si diceva una volta: "non affamare il troll", quello che lo faceva appositamente per scatenare una reazione. Oggi possiamo dirlo: "Non affamiamo l'hater" e lasciamolo sguazzare nel suo brodo di conflittualità.

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