Maschere ed essere sovversivi

Da un po' di tempo non leggevo gli aforismi della pagina Facebook "Il Poeta". In un recente post, si riparla di maschere:

C’è un istante che taglia il respiro: quando si scopre che tutti indossano una maschera studiata e la verità personale diventa un’imbarazzante esposizione. In quel vuoto, restare autentici non è debolezza ma atto sovversivo. Mostrare la propria fragilità significa sfidare un coro di convenzioni, accendere una luce dove regna la finzione e offrire agli altri la possibilità di riconoscersi. Sì, verranno sguardi freddi e domande che feriscono, la solitudine del diverso sarà pesante, ma è proprio lì che nascono relazioni reali, conversazioni che toccano e nutrono. La vergogna che senti non è un segnale di colpa: è la mappa che indica dove la tua onestà incontra la paura altrui. Non nasconderti per mantenere la festa intatta; scegliere la chiarezza è seminare coraggio. Ogni gesto di sincerità contagia, rompe la recita quotidiana e crea spazi di incontro vero. Restare presenti con ciò che si è — con debolezze, contraddizioni e verità scomode — è un atto di amore verso te stesso e verso il mondo. Questo tipo di rivoluzione è silenziosa, lenta, ma capace di trasformare la menzogna collettiva in un riconoscersi umano profondo

 

È un pensiero oramai privo di originalità, letto e riletto in diverse versioni: la persona che abbraccia la via dell'autenticità, togliendosi la maschera. Credo che in realtà ognuno di noi abbia sempre dovuto indossare una maschera, in determinate situazioni: pensiamo ad una visita di un parente lontano con il quale non abbiamo un consistente rapporto affettivo. È il vecchio detto del "fare buon viso a cattiva sorte", che significa adattarsi in situazioni spiacevoli. E appunto, spesso lo si fa indossando una maschera. Senza fare torto a nessuno, compresa la nostra autenticità. Io credo che la vera rivoluzione e il vero atto sovversivo non siano il togliersi una maschera, ma quello di tenere gli occhi aperti il più possibile. Vedere. Vedere noi stessi, vedere gli altri, vedere le conflittualità e le criticità vissute dagli altri, senza farci contagiare e soprattutto senza fare proiezioni sugli altri. Migliorando il nostro "io", potremo costruire relazioni affettive solide, senza bisogno di cambiare il mondo, ma semplicemente costruendo, senza distruggere. 



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