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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Questa mattina aggiornavo il mio blog calcistico e ho notato che un post "intimista" (e meno indicizzabile da Google...) era tra i tre più letti della settimana.
Ricordo bene la causa scatenante di quel post - al centro una questione di lavoro - e oggi posso dire di aver acquisito una consapevolezza diversa. Dare un giudizio, una valutazione o esprimere un'idea è naturale, e anzi può anche essere un elemento utile di riflessione per chi è soggetto a quel giudizio. Farlo in maniera tagliente, solamente per fare del male al prossimo, beh, questo è indice di conflittualità, di non essere in pace con se stessi. Non è facile farsi scivolare le cose addosso, ma si può sempre iniziare. E provare.
Di sicuro è un errore dare sempre una giustificazione razionale o addirittura dover pensare male di se stessi (mi piace raccontare belle storie per pulirmi la coscienza). Perché alla fine quando si entra in connessione con una persona, si entra in connessione con la sua dimensione affettiva. Ed è questo che conta. Avere un atteggiamento costruttivo e non distruttivo. Scindere quello che si DEVE fare per lavoro da quello che si VUOLE fare per lavoro. Raggiungere l'obiettivo dei propri datori di lavoro, ma cercare il più possibile di raggiungere il proprio, di obiettivo.
Le persone "ignoranti" e conflittuali vanno ridimensionate. Sono persone frustrate. Quando io provo frustrazione e malessere, non sto bene e vorrei subito mettermi alle spalle quelle sensazioni. Quindi chi è portatore di quegli atteggiamenti negativi va compatito, non preso come un oracolo.
Le paure, certo, rimangono. La vita è come una partita, la giochiamo perché abbiamo solo questa, sbagliamo o a volte non facciamo per paura di sbagliare. Mettiamo muri e difese. Non è facile giocare all'attacco rischiando di lasciare la nostra porta scoperta. Impariamo a farlo, passo dopo passo, errore dopo errore: una banale osservazione, ma il senso è tutto qui. E non serve metterci un numero sulle spalle. Possiamo sentirci tutti dei numeri 10: basta saper entrare in connessione con l'affettività altrui e soprattutto essere in pace con noi stessi.

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