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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Questa mattina su Facebook ho letto un'interessante riflessione della mia concittadina Paola D. sul nostro paese, Novafeltria. I suoi ragionamenti sono ispirati da un articolo pubblicato da una mia giovane collega, sul tema commercio.
Scrive Paola D.:
Dopo aver letto oggi un articolo su Altarimini sul commercio mi sono fermata a riflettere. Sono cambiati i tempi è cambiata la gente.
Una volta in estate bastava poco: l’isola pedonale, 3 bar aperti e la gente le sere d'estate andava in piazza. I bambini giocavano a palla con le grida di qualche genitore, giravano in bicicletta, giocavano a nascondino.
I giovani si radunavano in qualche bar, ai giardini o nei gradini di Santa Marina.
In piazza in estate c’era qualche piano bar organizzato dai locali, una bella sfilata di moda in agosto e che mi ricordi io nient’altro.
Poi sono arrivati i 4 giovedì di "Estate in Salute".
La festa si estendeva per tutto il centro storico. Mercato, cibo, musica, mercatini, terme, massaggi, tutti i negozi aperti... pienone!
Funzionava. Era la novità.
All’epoca non c’era neppure troppa burocrazia, c’erano molti più soldi, c’erano gli operai comunali, c’era voglia di stare insieme.
Oggi sempre meno soldi.
Sempre meno operai.
Sempre più feste, sempre più eventi,
Sempre più social...
sempre più...
sempre piú....
E forse noi dovremmo di nuovo imparare a passeggiare, a fermarci in piazza a stare insieme anche senza il concerto, senza l’evento grosso.
Invece preferiamo stare a casa, col telefono in mano, a guardare cosa fanno gli altri sui social.
Intanto nelle città le novità con la tecnologia corrono veloci, ma Novafeltria non può competere con loro su palchi, spettacoli e luci.
Lo so, qualcuno dirà "i soldi ci sono, basta andare a bando e chiamare un’agenzia che organizza tutto".
Vero. Puoi anche pagare un bel concerto da 15.000 euro.
Applausi, palco, luci, foto. Bellissimo.
Il giorno dopo però la piazza è di nuovo vuota. E tra un mese ci ritroviamo qui a dire "non c’è più niente da fare".
Perché una comunità non si appalta.
Lo scopo non è riempire il calendario di eventi, ne basta qualcuno organizzato bene.
Lo scopo è riempire la piazza.
Siamo arrivati a pretendere troppo dagli altri.
Vogliamo l’evento perfetto, per i nostri gusti, tutte le sere, gratis, vicino a casa.
Ma una comunità non funziona così.
Una comunità funziona se a turno si cede, si ascolta, si partecipa anche a quello che non è "il mio genere".
Per il gusto di stare insieme.
Con meno eventi, ma con più persone vere. Con vecchi e giovani insieme. Con chiasso e silenzio quando servono. E con la voglia di dire "stasera non è per me, ma ci vado lo stesso".
Per far vivere il commercio e il paese, serve si qualche bell' evento ben organizzato, ma prima di tutto serve curare le basi: arredo urbano più accogliente, panchine, luci, fioriere. Isola pedonale vissuta, con bar che hanno tavolini fuori, ben curati e con buon servizio.
Eventi piccoli ma costanti, legati anche ai negozi: vetrine a tema, aperture coordinate, carta fedeltà di paese con un premio finale e magari, in estate visto il caldo, spostare in avanti l'orario di apertura pomeridiana dei negozi fino a sera, tutte cose che portano la gente a passeggiare e a entrare.
Ma ci vuole tempo per abituare le persone, non si può mollare dopo una settimana.
Meno ostacoli: parcheggi comodi, burocrazia più leggera per decori e insegne. Non è un dettaglio. È un insieme di cose che dà vita ai paesi e fa girare l’economia.
Sarà utopia?
Forse. Ma io preferisco un’utopia con la piazza piena di gente insieme tutte le sere d' estate, che una realtà con più eventi organizzati male, per una serie di validissimi motivi, con la piazza vuota o quasi e tutti a lamentarsi.
Quindi il mio pensiero è
1. Farci uscire di casa deve essere una nostra scelta, non deve essere un evento.
Dobbiamo imparare a stare in piazza anche solo per una chiacchiera e un gelato. Senza aspettare sempre il palco, il concerto, il motivo grosso.
2. Commercio e paese vanno insieme
Il negozio non vive di solo eventi. Vive se il centro è bello, frequentato, accessibile. Se c’è voglia di passeggiare, di sedersi, di entrare.
3. Meno quantità, più qualità
Non servono 10 eventi in più. Serve una piazza piena. Meglio pochi eventi vissuti davvero, che tanti vuoti.
4. Pretendere meno, fare di più
Non possiamo volere tutto, gratis, perfetto, tutte le sere. E non possiamo scaricare tutto sui "soliti". Le feste costano, in soldi, in permessi, in responsabilità. E in tempo.
Forse bisognerebbe tornare un po' indietro nel tempo..
Partiamo da una certezza: i tempi sono cambiati ed è cambiata la gente. Ma è cambiato anche il tempo: oggi uscire di casa alle 21, in estate, anche in un paese di prima collina, significa "boccheggiare" per il caldo. Si esce, quindi, per andare magari a mangiare qualcosa all'aperto. Ci si rifugia nel proprio giardino, oppure si rimane in casa con l'aria condizionata accesa. L'estate non è più la Bella stagione di una volta. Certo, il tempo inclemente non basta a giustificare lo svuotamento di una piazza, ma è un elemento da considerare.
Il fulcro del ragionamento, a mio modo di vedere, è il "consumismo esperienziale", evoluzione della società del consumismo. Oggi le persone hanno bisogno di vivere esperienze. Qualcuno dirà, per riempire i social di immagini, video e reels. Non credo. Io penso che quella sia una conseguenza. Le persone hanno bisogno, ad esempio, di provare nuovi ristoranti e nuovi cibi, e di vedere sempre più nuovi posti. Negli anni '80 i miei coetanei andavano in ferie 7-14 giorni al mare. Oggi, complice un maggior benessere, si fanno più vacanze (più brevi) e weekend fuori. Quando il mood è questo, come si può pensare che sia sufficiente uscire di casa e fare due passi in piazza per trovare appagamento? Tra questo e lo stare in casa guardando l'ultimo film o l'ultima serie uscita su Netflix, è facile che le persone preferiscano la seconda opzione.
È per questo che oggi la gente ha bisogno di eventi. Vivere esperienze. Negli ultimi anni nel mio paese sono ne sono stati introdotti alcuni, che inizialmente hanno avuto grande successo, ma con gli anni l'interesse è scemato. Se c'è un evento strutturato e consolidato (penso la fiera nazionale del tartufo di Sant'Agata Feltria), allora la continuità viene garantita, altrimenti è tutto più difficile. Novafeltria in origine si chiamava Mercatino Marecchia, era appunto un mercato, e non è un caso che gli appuntamenti serali con il mercato settimanale, in estate, richiamassero tante persone. Oggi però non basterebbe. Si vive costantemente alzando l'asticella delle aspettative. Ora sì, i social - come la televisione una volta - ci bombardano di immagini, ci spingono a conformarci. Oggi, come una volta, ci spingono a comprare cose che piano piano, da lussi, diventano necessità. Ma spesso ci vendono "l'esperienza". Ed è "peggio" perché è questo che fa salire la nostra asticella. Non organizziamo matrimoni sfarzosi perché dobbiamo far meglio dei nostri vicini. Lo facciamo perché "vediamo" e vogliamo vivere un'esperienza analoga. Vogliamo: è un'altra parola chiave della società consumistica. Come possiamo uscire di casa e vivere la piazza d'estate se siamo costretti dal doverlo fare per evitare lo spopolamento della piazza? Perché prendere parte a un evento "minore" che poco ci interessa? Usciamo di casa di meno, ma spendendo di più, perché c'è un benessere maggiore. Una volta ci si accontentava di poco, perché le tasche erano più vuote. Oggi accontentarsi è praticamente impossibile. Non abbiamo smesso di aver bisogno degli altri. Ma abbiamo bisogno di qualcosa di "forte" per uscire di casa.

Mal comune mezzo gaudio. E' un problema presente anche nel mio paese, in puglia. Molta gente in giro da giugno alla terza settimana di agosto, poi il paese diventa un quartiere dormitorio. D'estate tanti eventi, uno al giorno, ma tutti di bassa qualità (cover band, selezioni miss italia, saggi di danza latino americana...), ogni anno sempre uguali da 20 anni a questa parte. Preferirei pochi eventi ma di qualità, di un cantante anche "vecchio" (in disuso se vogliamo!) ma originale anziché questo genere di eventi. Ma so che non è nemmeno questo il punto del tuo post: è che non dovrebbe essere necessario avere eventi per spingere le persone ad uscire, dovrebbe bastare la voglia di incontrarsi e ritrovarsi, di un gelato, di camminare. Noi abbiamo un lungomare carino e un bel centro storico che si affaccia sul mare, tanto, con il boom turistico della puglia, basta per tenere viva l'estate (abbiamo dei tramonti che... Santorini spostati). Però una volta che gli expat di ritorno vanno via, i turisti diminuiscono e i venti di maestrale iniziano a colpire via Marina, le strade si svuotano, sembra Silent Hill. Non so quale sia la causa principe nel tuo paese (la pigrizia e il ruolo dei social sono però fattori generali) ma nel mio paese credo che la causa sia l'architettura. Vado a Bologna in trasferta lavorativa e trovo negozi sotto i portici e mi ci immagino a passeggiare di inverno, riparata dalle intemperie e dalla pioggia a guardare le vetrine con una amica e a commentare la moda corrente. Nel mio paese no. Le strade sono strette e i marciapiedi ancora di più, ci devi camminare in fila indiana e se c'è un palo della luce devi scendere dal marciapiede. E se vuoi parlare di moda con l'amica, lo fai stando davanti o dietro di lei. E se piove, i balconcini stretti, corti e distanti uno dall'altro non offrono alcun tipo di riparo. Senza una zona centrale completamente pedonale non ci sarà mai un commercio vivo, la carenza di negozi non incentivano il passeggio e la mancanza di passeggio non incentivano il commercio. Circolo vizioso.
RispondiEliminaNel dibattito che si è generato su Facebook la mia posizione (quella di questo post) è stata un po' equivocata, mi fa piacere invece che tu abbia subito colto.
EliminaIl problema principale della mia Novafeltria è che nelle ore serali estive è un paese "abbastanza" morto, ma purtroppo è un cambiamento irreversibile. Siamo diventati viziatelli (io il re dei viziati, ahah), non ci accontentiamo più della passeggiata serale (poi incide anche il meteo: nella piazza del mio paese, con il caldo "assorbito" di giorno, c'è da morire anche alle 21 di sera). Interessante, inoltre, la tua disamina architettonica. Il nostro centro storico è carino, però in questo caso entra il discorso commerciale: sì, i negozi chiudono e il centro storico è meno appetibile da quel punto di vista. L'offerta commerciale non invoglia a uscire per fare "shopping" a meno che uno abbia proprio specifiche esigenze...
Sono sempre io. Noi non abbiamo una via commerciale. Ci sono panifici, supermercati, minimarket, distribuiti in vari quartieri, strade dove non si va per passeggiare, si va appositamente per la spesa quotidiana. Non c'è una via commerciale con ad esempio N negozi di abbigliamento, quindi, se ti serve qualcosa, passeggi, guardi, compari qualità e prezzi e poi scegli, e se ti piace qualcosa, magari te la compri anche non hai bisogno. l'unica via dove ci sono più negozi (due abbigliamento, una agenzia viaggi, uno di scarpe/borse, uno di articoli per la casa e bomboniere e uno di artigianato e poco altro) è una via stretta, a senso unico, con un marciapiede da un lato e l'altro di mezzo metro di larghezza, nulla che incentivi al passeggio in compagnia tanto per vedere cosa c'è. Del resto anche le vetrine sono piccoline, si inseriscono in vecchi stabili con porte piccole. una mamma con un passeggino ha grosse difficoltà a passeggiare, figuriamoci dei disabili. Ci vorrebbe una zona pedonale ma realizzarla impatterebbe molto su una viabilità già difficile e comunque i marciapiedi sono esposti alla pioggia, quindi, in caso di maltempo i negozi rimarrebbero vuoti se non raggiungibili con l'auto. La cosa triste è che oggi si continua a costruire in modo barbaro. I nuovi quartieri stanno nascendo con strade già a senso unico e marciapiedi stretti, perché si deve massimizzare lo spazio edificato e le relative speculazioni. Secoli fa si costruivano prima le piazze, le chiese, i monumenti e le fontane, e intorno le case. Oggi scompare l'idea dei bellezza, di decorazione e di spazi di aggregazione dalla progettazione di interi quartieri. Solo palazzi. Il che la dice lunga su quanto valore si attribuisca alla qualità della vita dei cittadini.
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