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| Immagine elaborata con ChatGpt |
Qualche mese fa sui social ho visto un Reel che reclamizzava un centro commerciale. C'era lui, il mitico Roberto Da Crema, alias Baffo. Adesso ha una folta barba grigia e i baffi non spiccano più. Ma la verve è quella di sempre, anche a 73 anni.
Ho messo il segui alla pagina di Pubblistore, il suo centro commerciale. Baffo alterna clip in cui vende prodotti ad altri in cui racconta di sé, senza filtri. È sempre lo stesso, non solo per la sua verve: genuino e umile.
Come scriverebbe ChatGpt, "Baffo era molto più che un semplice venditore televisivo: era una persona che è riuscita a entrare nel cuore dei telespettatori per la sua simpatia". Ero un bambino quando mi imbattei nelle sue televendite, sul canale Rete Mia. Dei prodotti venduti mi interessava poco, rimasi colpito dalle urla, dagli slogan, dalla "mimica". E devo ammettere, un po' mi faceva paura, quando batteva con forza i pugni sul tavolo. In pratica si guardava il venditore, non ciò che vendeva, rapiti da quella gestualità e dai tormentoni che si inventava in maniera genuina.
Arrivarono così gli anni delle scuole medie. Baffo era sempre lì, su Rete Mia. Reclamizzava, tra i tanti prodotti, un forno per la pizza e uno stock di prodotti di cartoleria, due delle tre televendite che più mi sono rimaste impresse. La terza, invece, era quella di una consolle per videogiochi. Un Nintendo "tarocco", naturalmente. Quella consolle entrò nei miei discorsi con l'amico fraterno Alberto, che iniziò a imitarmi il mitico Baffo. A scuola capitava di essere chiamati a fare una lettura in aula. Alberto era tra quelli che sapeva sempre farmi ridere e con il Baffo aveva un'arma in più: "Certo, alla prossima", il tormentone che scatenava il mio riso, per la disperazione dell'insegnante.
E poi, in quel periodo, c'erano le mitiche partite di calcio benefiche: dai derby del cuore alla nazionale cantanti. Baffo, nonostante il fisico non certo alla "Ruud Gullit" o alla "Matthaus", si sapeva destreggiare benissimo sul rettangolo verde, nel ruolo di difensore esterno (se ben ricordo). In Fifa '98 feci, grazie all'editor, la Nazionale Artisti Tv. Roberto titolare fisso, con i baffi e con i capelli "a cespuglio" ricci (sì, sembrava più Abatantuono prima maniera). Ma fu proprio il computer a separarmi progressivamente dalla televisione. Il tempo libero dallo studio si spendeva, oltre che per la lettura e per il calcio, per i videogiochi. Le televendite, anche, iniziarono progressivamente a occupare meno spazio sulle televisioni private. O meglio, le televisioni private iniziarono a sparire.
Il Baffo lasciò dunque "l'attualità" per diventare un piacevole ricordo del passato. Spuntò poi fuori in un reality su Mediaset, "La Fattoria". Io e Alberto eravamo coinquilini a Bologna, durante gli studi universitari. Non avevamo computer e playstation, né videogiochi. Il nostro intrattenimento era uno stereo vecchissimo e una piccola tv, quindi guardavamo un po' tutto, in prima serata. Tifammo "Baffo", che poi fu espulso a causa di una bestemmia. Tutto sommato, nella "cattiva sorte", io fui contento: Roberto doveva vincere e se non avesse vinto, non doveva e non poteva essere eliminato per una nomination. Un mito non si tocca.
Non si tocca e rimane tale, anche 22 anni dopo. Lo rivedo, in un reel, vendere un paio di guanti da giardinaggio che quasi quasi mi viene voglia di comprarli anche se non faccio giardinaggio. La mente va a quella televendita dello stock di prodotti di cartoleria: sui quaderni non c'erano le immagini dei miei eroi dell'infanzia, eppure li avrei comprati tutti. Perché in fondo Baffo era, anche lui, un eroe della mia infanzia.

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