La frase del titolo di questo post non è un mio pensiero, ma è un virgolettato del mio caro amico di infanzia Francy C.
Mi fa sorridere, perché Francesco è una persona perfettamente inquadrata: padre, persona che lavora nella sanità in un ruolo di primo piano.
Qualche anno fa ricordo concitati dibattiti sulla blogosfera, relativamente all'acquisto di giocattoli in età adulta. Certo, definire alcuni modelli di Lego come giocattoli è improprio. Ma anche le famigerate Action Figures spesso hanno costi e caratteristiche tali da non poterli classificare come giocattoli: non sono adatti al gioco da parte di un bambino.
Però c'è chi considera un'infamia acquistare "giocattoli" e metterli in una teca.
O meglio.
Se vogliamo assumere un punto di vista "Gaberiano" (da Giorgio Gaber), posso anche comprendere e concordare con chi vede negatività in questo comportamento, in quanto il ricomprare giocattoli sarebbe un forzato tentativo di riprodurre le sensazioni vissute nell'infanzia da parte di una persona che non affronta i problemi del presente e si crogiola nel ricordo del passato. Un passato in cui era ricoperto di attenzioni (e oggi viviamo tutti ancora di attenzione: basti pensare alla ricerca di like sui social..ahia) e soprattutto alleggerito da ogni responsabilità.
D'altra parte, Gaberianamente parlando, il comprare giocattoloni, questa è una manifestazione della società consumistica e capitalistica.
Però in fondo è una generalizzazione, quella di cui sopra, e Francesco rappresenta perfettamente l'esempio di una persona che non mi sembra crogiolarsi nel ricordo di un'infanzia che non c'è più. Alla fine sono il primo a cui piace "analizzare" i comportamenti delle persone, ma è necessario ricordare che ogni singola persona è mossa da proprie motivazioni e che nessuno può definirsi perfetto. Così come passare la vita a distribuire "etichette" sia forse più malsano che acquistare giocattoloni da mettere in teca.

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